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Esercizi di riscaldamento nel laboratorio freddo

Inserito da: 
Sergio Palazzi

Dalla chiacchierata in laboratorio di oggi sono emersi numerosi concetti che hanno a che fare con il testo relativo a sabato scorso, che in assenza di domande diamo evidentemente per acquisito (...no?).

La maggior parte di essi, se ci pensiamo bene, dovrebbe essere abbastanza nota da quanto svolto al biennio (in chimica, in fisica e non solo). Se abbiamo dei dubbi, meglio risolverli subito così potremo proseguire in modo rapido e con minori difficoltà.

S'intende che per i dubbi si può usare la casella di commento qui sotto o, in modo più elaborato / diretto / riservato, il mio indirizzo di posta su kemia.it, oltre naturalmente ad intercettarmi in corridoio.

Siamo partiti dal Vinavil ed abbiamo ragionato su termini come: densità, viscosità; limpido, torbido, trasparente, opaco, incolore, colorato, bianco; soluzione, solvente, diluente, concentrazione...

Come esempio di soluzione è stato proposto “acqua e zucchero”, o anche “acqua ed acetone”. Cos'hanno in comune e cosa no?

Per usare il linguaggio degli esempi che abbiamo discusso, come ci immaginiamo, nella soluzione, la distribuzione degli oggetti neri e di quelli bianchi (pardon: rossi)?

Possiamo contare quanti sono gli oggetti, ovvero calcolarne il numero, in qualche modo che già dovremmo conoscere?

Preparare una soluzione del tipo precedente comporta la rottura di qualche tipo di “legame”
E' una “reazione”?

Lo zucchero è un solido che col calore si decompone prima di fondere; l'acetone, invece, non soltanto è un liquido che gela a temperature molto basse, ma evapora facilmente e bolle a temperatura molto minore rispetto all'acqua [ehm... a quali  temperature?].
Di conseguenza: i “legami” che uniscono gli “oggetti” che formano l'acetone e lo zucchero sono simili o no?
Eppure entrambe le sostanze si sciolgono facilmente in acqua anche a bassa temperatura (e poi: cosa c'entra la temperatura?)

Abbiamo parlato di tessuti. I tessuti sono fatti di fibre (sempre?).
Servono a coprire qualcosa, per esempio il nostro corpo, separandolo dall'esterno: perchè non si veda il contenuto, perché non entri o esca il calore, o la pioggia, o...?
Come mai un materiale fibroso può servire allo scopo? Suggerimento: non è che c'entra con il fatto che il latte (e il Vinavil) siano bianchi e non trasparenti?

Ho detto più volte “Acetato”. Sempre nello stesso senso, nella stessa frase?

Ho precisato che, per capire la chimica, aiuta molto la precisione nel linguaggio.
“Solvente” e “acetato” sono, grammaticalmente, due participi di due verbi: quali?
Nella chimica troviamo altri termini che siano forme verbali sostantivate?
Perché questa apparente “stranezza” linguistica, visto che abbiamo osservato che i chimici sono molto attenti alla lingua che usano?

Abbiamo già notato che la definizione di “fibre”, così come la troviamo anche nelle legge, sta a indicare qualcosa di lungo, sottile e flessibile.
Se prendiamo una fibra e la esaminiamo con un microscopio ad ingrandimenti sempre crescenti, cosa immaginiamo di vedere?
Fino a che livello pensiamo di poter ingrandire?

- Sia parlando degli oggetti che ci sono in una soluzione (che è un sistema limpido...?) o in sistemi liquidi ma torbidi/lattescenti, come il Vinavil,
- sia parlando di fibre
ho insistito sulle dimensioni dell'oggetto (tanto per capirci: lunghezze, diametri etc.).
Almeno grossolanamente, riusciamo a immaginarci le dimensioni di questi oggetti? Millimetri, micrometri, nanometri?

Che massa (in grammi) e che volume (in millilitri) potevano avere le gocce di Vinavil e le aggiunte di acqua ed acetone che ho fatto in laboratorio?
Che massa poteva avere il frammento di tessuto che ho sciolto in acetone?
Quindi: quel che c'era sciolto, che concentrazione poteva avere, approssimativamente?

 La prossima volta (24.10) sarete VOI a pastrugnare, ops volevo dire: giocare, pardon intendo: “sperimentare”. Per cui ricordatevi di portare: camice, occhiali, quaderno di appunti, testa e mani.

Prenderemo/te campioni di materiali differenti, fibrosi o idonei a realizzare fibre o analoghi, e studieremo/te il loro comportamento verso i solventi.
Prevedo: arrivo direttamente in laboratorio, 10 min max. per question time, 10 min max. per spiegazione integrativa del da farsi, il resto... all'opera!, lasciando qualche minuto alla fine per eventuali chiarimenti.

Ah, dimenticavo: rinfrescatevi la memoria su quel che sapete su rischi e pericoli in laboratorio, con riferimento ai rischi chimici, alle schede di sicurezza etc. etc.

tutto bene il dito proff.?

tutto bene il dito proff.?

commenti

Ringraziando la webmaster per alcuni ritocchi che ha dato alle mie maldestre pagine, segnalo che nell'operazione c'è stato un piccolo intoppo per cui le ultime righe erano diventate le prime (il che può essere un segno di una giustizia superiore, ma io empiamente le ho rimesse in fondo). A scanso di equivoci, fatemi sapere qualsiasi problema di lettura o eventualmente di stampa

ok...per adesso tutto

ok...per adesso tutto chiaro

noi non possediamo gli occhiali da laboratorio


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