Oggi ricorrono i 25 anni dalla morte di Primo Levi, il formidabile testimone dell'Olocausto ma anche uno degli scrittori più amati del secondo '900 a livello mondiale (anche se piuttosto snobbato, in Italia, dal provincialismo di molta critica).
Levi, come probabilmente saprete, era un chimico: come troviamo nei suoi racconti, da ragazzo, avendo scoperto al liceo classico molta cultura filosofica e un po' di cultura scientifica, aveva deciso che dopo aver sentito tutte le domande cercava le risposte, e quindi si era iscritto al corso di laurea in Chimica, arrivando in fondo nonostante le pesanti difficoltà allora introdotte dalle leggi razziali.
Pochi anni dopo, le sue conoscenze della chimica e della lingua tedesca gli salvarono la vita quando fu deportato ad Auschwitz, permettendogli di lavorare nella fabbrica di gomma sintetica di Monowitz (produceva il polimero Buna-N, quello dei nostri guanti al nitrile azzurri). Tornato avventurosamente a casa, come raccontò molto tempo dopo ne La Tregua, riprese la sua vita di chimico industriale, come tecnologo dei prodotti vernicianti. Del suo spaventoso dramma stese, di getto, un commento di incredibile precisione e sensibilità, che diventò il suo primo libro ma che, sulle prime, fu rifiutato dal più prestigioso editore torinese. Era Se questo è un uomo, un'opera insostituibile che però, paradossalmente, agli occhi di molti mette in ombra buona parte del suo successivo lavoro letterario.
Levi aveva sempre avuto la passione di osservare e scrivere, che lui trovava così strettamente legata all'esperienza di chimico. E scriveva in un modo straordinario. Ma solo a metà anni '60 si era dedicato alla scrittura con scopi diversi dalla testimonianza dei lager. Dopo due strepitosi ma misconosciuti libri di racconti di fantascienza, che per un certo pudore pubblicò sotto pseudonimo, nel 1975 arrivò al suo capolavoro: Il sistema periodico.
Non vi racconto di cosa si tratta, supponendo che molti di voi già lo sappiano - sicuramente quelli che avevo visto incantati ad ascoltare la storia di Rodmund, l'antico uomo del piombo.
Venticinque anni fa Levi cadde dalla tromba delle scale del palazzone di Torino dove abitava. Non serve, qui, discutere se si sia trattato di suicidio, come generalmente si crede, o se abbiano ragione quelli che lo trovano inverosimile e pensano ad un incidente, e io con loro.
Ho cercato una lettura da proporre e, tramite un giro di tweet, ho trovato quella che mi sembra più adatta: una recensione uscita sul Financial Times di oggi e che parla proprio del Sistema periodico.
Lo trovate qui, è una lettura molto interessante (e, diranno i colleghi di inglese, non facilissima). Mostra la tesi secondo cui quel libro ha anche aperto la strada a tutta la successiva grande letteratura internazionale di ispirazione scientifica, dai saggi di Gould ai quasi-romanzi di Sacks. Mi sembra un interessante spunto per avvicinarsi con uno sguardo differente ad uno dei nostri più grandi scrittori.
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Levi, idrogeno e tissotropia
Dopo aver pubblicato questa nota, mi hanno chiesto un articolo un po' più dettagliato e relativo al Levi scrittore.
Ecco il link, in chiaro per chi ha difficoltà con i link inseriti nel testo: http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2012/4/30/PRIMO-LEVI-Anche-l-I...
Naturalmente ogni commento è gradito - soprattutto dai colleghi di lettere.
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L'articolo è stato ripreso anche qui - grazie agli amici di Federchimica:
http://www.chimica2011.it/default/scopri-gli-eventi/news/12-05-02/PRIMO_...