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Relazioni interpersonali (1)

Inserito da: 
Sergio Palazzi

Relazioni interpersonali in che senso? In quello letterale, perchè anche una relazione di laboratorio è un documento "interpersonale" che serve per comunicare qualcosa a un'altra persona.

Questa nota è destinata alla 3T per il lavoro in corso, poi vedremo di estendere il discorso anche agli altri facendo un discorso più generale, tenendo conto che quello che scrivo qui sarà sempre una base di partenza per cose più elaborate.

Se dobbiamo comunicare qualche cosa, dovremo partire dal cosa, cioè dai contenuti. Se chiacchieriamo con qualcuno/a perché ci piace ascoltare il suono della sua voce mentre lo/la guardiamo negli occhi, il contenuto può essere meno importante dell'essere lì a comunicare, ma la cosa ha un senso proprio perché in realtà ci stiamo comunicando qualcos'altro che non quel che diciamo con le parole.
Una relazione di laboratorio, così come un articolo di cronaca su un giornale, o una insegna stradale, deve invece trasportare tutto il contenuto di informazioni, in maniera tale che chi la legge non abbia eccessivo bisogno di usare la propria fantasia per cogliere tutti i significati importanti.

La seconda cosa interessante di una relazione di laboratorio è che è un documento di seconda mano, una rielaborazione che raccoglie, riordina, traduce in maniera organizzata tante informazioni che esistono già. Già, ma dove esistono? O nella nostra memoria, o, in maniera più sicura, sul nostro quaderno di laboratorio e nella documentazione accessoria come per esempio fotografie o filmati.

Quindi, stiamo vedendo uno dei tanti motivi per cui è indispensabile a un chimico tenere un quaderno puntualmente aggiornato, preso in diretta e non in qualche maniera corretto o elaborato successivamente: dobbiamo comportarci come se tutto e solo quel che possiamo sapere del nostro lavoro in laboratorio sia tutto e solo quel che sta scritto sul quaderno; mai fidarsi della propria memoria, e questo vale soprattutto per chi ha una buona memoria e quindi tende a fidarsene troppo.  (Questo modo di lavorare non è indispensabile solo per un chimico: serve a un tecnico, a uno sperimentatore di qualsiasi specializzazione; ma per chi lavora in un laboratorio chimico è assolutamente essenziale).

Mentre il quaderno di laboratorio va compilato in diretta e, in seguito, magari commentato, ma sempre avendo la cura di distinguere i fatti dai commenti successivi, senza mai falsificare o ritoccare quello che è già stato scritto, una relazione è qualche cosa che si può (si deve?) scrivere e riscrivere, prima di consegnarla, e in teoria potrebbe anche esserci restituita con la richiesta di modificarla più o meno pesantemente per sistemare questa o quell'altra parte. Un quaderno di laboratorio senza macchie e scarabocchi, troppo ordinato e magari infiocchettato, semplicemente non è credibile. Una relazione scarabocchiata e pasticciata invece è sgradevole e comunica disordine e poca attenzione.

Sono sicuro che voi avete già preparato una buona bozza della vostra prima relazione, che salvo contrattempi avreste dovuto consegnare la settimana scorsa. A questo punto, proviamo a vedere gli aspetti dei contenuti e della forma che potrebbero essere più opportuni per rileggerla un'ultima volta.

Esiste una intestazione chiara? Voglio dire: nome e cognome, classe, materia, data, ...? in caso contrario, per chi la legge ora, o per chi la rivedrà in futuro (magari voi stessi per ripetere o sviluppare un certo lavoro) diventa piuttosto difficile rintracciarla e capire di cosa si parla.

Poi, dovrebbe esserci un titolo o qualcosa di simile. Il titolo potrebbe essere anche molto generico, per esempio "polimeri" o "laboratorio sulle fibre", ma rischierebbe di dirci un po' poco, visto che tutto quello che faremo quest'anno è "laboratorio sulle fibre" e ovviamente il più delle volte parleremo di "polimeri". Ma, siccome la relazione è vostra, per il momento mi astengo da darvi ulteriori suggerimenti e aspetto di vedere il titolo proposto da ciascuno di voi.

Di seguito ci dovrebbe essere un piccolo riassunto o descrizione generale
Qui spesso salta fuori un pasticcio linguistico: nei documenti anglosassoni, di solito compare la parola scope. Nel nostro inglese di Broccolino la troviamo spesso trascritta come scopo
Peccato che... scope in inglese ha a che fare con la visione di una situazione, con una prima comprensione generale della faccenda di cui ci dobbiamo occupare: la parola viene infatti dal greco ed è collegata all'idea di visione esattamente come, in italiano, la ritroviamo in telescopio o microscopio.
Scopo
, invece, in italiano sta di solito a indicare una intenzione, un fine da raggiungere, il che non c'entra assolutamente nulla.

Laonde per cui, a me è capitato tante e tante volte di leggere delle relazioni che, nel punto in cui in un documento anglosassone ci sarebbe scritto scope e poi un riassunto che fa capire in 5 secondi di cosa si parla, c'è scritto scopo e parte una descrizione etico-moralistica di buoni propositi, stile letterina a babbo Natale.
Non capita solo nelle relazioni scolastiche, non preoccupatevi: purtroppo capita anche in documenti tecnici scritti da persone più competenti. Di solito la motivazione è del tipo "si è sempre fatto così, Tizio mi aveva detto di fare così..." e, a questo punto, chiunque di voi capisce il peso che dobbiamo dare a queste motivazioni: sono semplicemente un indice del fatto che la relazione è stata scritta senza pensare (appunto) a che scopo deve avere.

Un elenco dei materiali e delle attrezzature utilizzate è sempre utile. Ma quante sono le cose che vanno elencate e con quale dettaglio? Per chi abitualmente svolge un certo lavoro, e sa che in tutti casi sia lui, sia chi legge la relazione sanno benissimo cosa serve e come lo si usa (per esempio: penna, matita, foglio di carta, lentino, cilindro graduato, pc con stampante, ...), non sarà necessario entrare nei dettagli ("ho usato una penna Bic nera quasi nuova e dotata del suo cappuccio originale..."), al massimo si potrà aggiungere un "... oltre alla normale attrezzatura di laboratorio ed alla cancelleria corrente ho usato anche la penna d'oca e l'inchiostro di china".

Però, voi state facendo per la prima volta, o magari per l'unica volta, delle prove orientative un po' particolari e che di sicuro non sono quelle che si usano correntemente: in questo caso, sarà necessario dare qualche indicazione supplementare. Che cos'erano e da dove venivano i campioni di materiale polimerici che avevate in esame, che materiale avete usato per realizzare i contenitori, il tipo di elementi riscaldanti...?

La descrizione di perché avete usato proprio quelli e di come li avete usati, viceversa, verrà nella parte successiva.

 

....................visto che un testo caricato su un blog dovrebbe essere piuttosto corto per non compromettere la leggibilità, qui ci fermiamo e proseguiamo alla seconda puntata.

 

 


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