Se vogliamo fare il punto di quanto abbiamo visto durante questo interessante (ih ih) anno scolastico, che non è ancora finito, mettendo giù le cose in ordine un po' sparso potremmo dire che:
- abbiamo imparato che la chimica organica ha interessanti aspetti pratici (anche se non abbiamo strumenti per capire se come l'abbiamo svolta noi sia più o meno comprensibile, più o meno noiosa, più o meno concreta di come la studiano i nostri colleghi del chimico
)
- ci siamo fatti un'idea di cosa sia un gruppo funzionale e sappiamo dare un nome a diversi dei più comuni gruppi funzionali presenti in una fibra organica
- abbiamo imparato qualcosa di più sulla storia delle fibre prodotte dall'uomo e sulla loro origine spesso curiosa
- magari scottandoci un po' le dita
, abbiamo capito che differenza c'è tra una resina sintetica che fonde e una che non fonde, e che in generale ogni tipo di resina, se fonde, lo fa a temperatura diversa
- siamo stati capaci di preparare sottili pellicole trasparenti partendo da resine sintetiche sciolte in qualche solvente organico specifico
- anche se forse non siamo del tutto convinti, abbiamo visto che la nostra crrrrreatività avrebbe molto da guadagnare se fosse supportata da qualche conoscenza chimica in più, però ormai siamo decisamente convinti che osservando con occhi "chimici" gesti che apparentemente non c'entrano niente, come incollare i propri ricordini
su un diario fatto di carta e stoffa, riusciamo a capirli di più ed a immaginare come progettare qualcosa di veramente nuovo
- ci stiamo rendendo conto che fra le fibre fatte dall'uomo ce ne sono anche alcune che chimicamente hanno la stessa natura del cotone anche se si presentano in modo completamente diverso, e che mentre alcune di queste fibre appartengono perlopiù al passato, ce n'è almeno una famiglia che ha un presente interessante e un futuro molto
luminoso
- abbiamo capito la differenza tra fibre fatte dall'uomo partendo da polimeri già esistenti in natura e altre preparate con "mattoncini da costruzione" preparati appositamente dall'industria chimica, partendo dal petrolio, dal carbone o anche da fonti biologiche rinnovabili
- ci risulta più chiaro quali sono i diversi tipi di filatura usati per le fibre prodotte dall'uomo, e abbiamo scoperto anche l'esistenza di fibre che uniscono fianco a fianco sostanze differenti (e che è facile pensare a fibre fatte come la maionese in tubetto ma ancora non abbiamo capito come fa il dentifricio ad uscire dal tubetto a strisce
)
- quando sentiamo parlare di "microfibre", ci vengono in mente le isole dell'oceano o le fette d'arancia, e non solo i collant o l'abbigliamento per sport estremi
- sappiamo che "aromatico" in chimica organica ha un significato che non c'entra niente con l'odore, se non per l'origine storica del termine di quasi due secoli fa
- sappiamo come leggere, e magari anche disegnare da soli, i diversi tipi di simbologie che i chimici usano nelle loro particolari "scritture geroglifiche"
- ... e, per esempio, non abbiamo difficoltà a scrivere dei segmenti di polimeri come, per esempio, il polipropilene, il polivinilcloruro, le più semplici poliammidi alifatiche e aromatiche, i più comuni poliesteri di uso tessile, riconoscendo quali sono i gruppi funzionali presenti

- cominciamo a capire che dalla struttura di un polimero e dai gruppi funzionali che esso contiene possono dipendere le proprietà tecnologiche delle fibre che già sappiamo usare e riconoscere in laboratorio
- non ci fa più paura
pensare che lo scheletro di una macromolecola può essere formato solo da atomi di carbonio o anche da eteroatomi, e che se un chimico parla di condensazione può pensare anche a qualcosa diverso da quel che succede se alitiamo su una finestra fredda
- abbiamo scoperto che la scrittura di un quaderno di laboratorio e di una relazione sul lavoro sperimentale sono dei "generi letterari" forse un po' diversi da quelli che studiamo nel corso di italiano, ma almeno altrettanto importanti per il nostro futuro lavoro (e non solo perché sapremo dare agli altri l'idea di essere very professional)
- stiamo iniziando a capire che usare prefissi come nano, micro, pico, kilo, giga etc. è un trucco per rendere molto più facili i conti (anche perchè se non conosciamo questi prefissi il prof si teraincavola
e la sufficienza diventa uno zeptosogno)
- ci stiamo ancora domandando come mai molta gente pensi che la chimica sia una cosa noiosa, incomprensibile e che non c'entra niente con la realtà
- abbiamo scoperto che quando nella lista dei blog compare l'espressione "3T" non è niente male farci un clic sopra, anche perché grazie al bloginglese già parecchi mesi fa avevamo scoperto "how nylon is made" con un semplice filmato su youtube, da cui i più attenti hanno già scoperto cosa sia la polimerizzazione interfacciale
- confrontando le quasi-dispense del nostro insegnante con le dispense rosse e viola dell'ACIMIT, e mettendole a confronto con i nostri appunti, ci siamo accorti che imparare a studiare autonomamente su testi diversi una materia che ci pareva estranea non è poi un'impresa disperata
- possiamo raccontare in giro che per fare dei balletti in classe non è indispensabile andare al liceo coreutico ma può bastare anche lo studio delle soluzioni di composti macromolecolari

- siamo convinti che "tex" non è solo il ranger dei fumetti (e che comunque al nostro prof il bianco e nero piace molto, sia nei fumetti sia nella fotografia)
- abbiamo scoperto che sapere le formule che ci danno volume e superficie di un cilindro può essere utile per fare i tessitori, ma sicuramente serve per la chimica tessile
- ..., ..., ... ... ...!
... e poi? Non avremo mica imparato soltanto queste quattro cosette, vero?
Domande?
A proposito: ci sono domande? ogni risposta potrebbe essere importante (con l'aria che tira
)